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Come il design minimalista riduce la nostra consapevolezza digitale, trasformando l’utente in spettatore passivo della tecnologia.
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FLERSPACE
30 Gennaio 2026
Tempo di lettura
5 minuti


Il mondo del Web
Oggi i siti web sono progettati seguendo principi che puntano su usabilità, minimalismo e interazioni fluide. Design moderni e puliti garantiscono una navigazione intuitiva e un’esperienza coerente su ogni dispositivo, permettendo a chiunque di muoversi facilmente attraverso i contenuti.
Queste scelte di design, spesso ispirate a linee guida come Material Design di Google o le Human Interface Guidelines di Apple, valorizzano spazi bianchi, icone semplici e tipografia uniforme.
Lo scopo? Far sì che l’utente possa raggiungere il proprio obiettivo con il minimo sforzo.
Il focus sull’usabilità e sulla navigazione senza intoppi è nato dal desiderio di rendere il web accessibile a tutti. Un web inclusivo e senza barriere, dove persone con diversi livelli di abilità possano interagire con semplicità e senza frustrazioni. Questo approccio è perfetto per un pubblico multitasking e con poco tempo, che vuole trovare velocemente ciò che cerca.
Oggi i siti web sono progettati seguendo principi che puntano su usabilità, minimalismo e interazioni fluide. Design moderni e puliti garantiscono una navigazione intuitiva e un’esperienza coerente su ogni dispositivo, permettendo a chiunque di muoversi facilmente attraverso i contenuti.
Queste scelte di design, spesso ispirate a linee guida come Material Design di Google o le Human Interface Guidelines di Apple, valorizzano spazi bianchi, icone semplici e tipografia uniforme.
Lo scopo? Far sì che l’utente possa raggiungere il proprio obiettivo con il minimo sforzo.
Il focus sull’usabilità e sulla navigazione senza intoppi è nato dal desiderio di rendere il web accessibile a tutti. Un web inclusivo e senza barriere, dove persone con diversi livelli di abilità possano interagire con semplicità e senza frustrazioni. Questo approccio è perfetto per un pubblico multitasking e con poco tempo, che vuole trovare velocemente ciò che cerca.
Il concetto dell’Utente Invisibile
Tuttavia, queste scelte possono anche portare a un mondo digitale sempre più omogeneo, dove tanti siti finiscono per assomigliarsi. Certo, la facilità d’uso è fondamentale, ma questo “Design invisibile” rischia di ridurre l’esperienza utente a qualcosa di troppo prevedibile. Si è creata così la figura dell’“Utente Invisibile” — un visitatore che, pur muovendosi con fluidità nel sito, non ha consapevolezza di cosa stia succedendo dietro le quinte, perdendo la possibilità di avere un controllo reale o di partecipare attivamente all’interazione.
In “Turing Complete User: Resisting Alienation in Human-Computer Interaction”, Olia Lialina esplora proprio questa tematica. Lialina osserva come le interfacce digitali, sempre più invisibili e senza frizioni, rischiano di ridurre il ruolo dell’utente a quello di semplice fruitore passivo. Le aziende tech inseguono un’idea di design “senza attriti” che tende a nascondere le logiche e il potere dietro il processo, rendendo l’utente meno consapevole.
Il rischio è quello di togliere agli utenti la capacità di riconoscersi come attori del processo tecnologico, con la possibilità di rivendicare il proprio spazio e i propri diritti nell’interazione con i sistemi.
All’inizio dell’era del computer personale, l’utente era al centro di tutto, ma oggi la sua presenza è quasi invisibile.
Questo concetto dell’“Utente Invisibile” è stato esplorato anche da JODI (Joan Heemskerk e Dirk Paesmans), un duo artistico che si distingue per opere che smascherano e decostruiscono le logiche tradizionali delle interfacce digitali. Nella loro opera “My%Desktop”, manipolano l’interfaccia Mac OS trasformandola in un’esperienza frammentata e caotica.
Tuttavia, queste scelte possono anche portare a un mondo digitale sempre più omogeneo, dove tanti siti finiscono per assomigliarsi. Certo, la facilità d’uso è fondamentale, ma questo “Design invisibile” rischia di ridurre l’esperienza utente a qualcosa di troppo prevedibile. Si è creata così la figura dell’“Utente Invisibile” — un visitatore che, pur muovendosi con fluidità nel sito, non ha consapevolezza di cosa stia succedendo dietro le quinte, perdendo la possibilità di avere un controllo reale o di partecipare attivamente all’interazione.
In “Turing Complete User: Resisting Alienation in Human-Computer Interaction”, Olia Lialina esplora proprio questa tematica. Lialina osserva come le interfacce digitali, sempre più invisibili e senza frizioni, rischiano di ridurre il ruolo dell’utente a quello di semplice fruitore passivo. Le aziende tech inseguono un’idea di design “senza attriti” che tende a nascondere le logiche e il potere dietro il processo, rendendo l’utente meno consapevole.
Il rischio è quello di togliere agli utenti la capacità di riconoscersi come attori del processo tecnologico, con la possibilità di rivendicare il proprio spazio e i propri diritti nell’interazione con i sistemi.
"All’inizio dell’era del computer personale, l’utente era al centro di tutto, ma oggi la sua presenza è quasi invisibile."
Questo concetto dell’“Utente Invisibile” è stato esplorato anche da JODI (Joan Heemskerk e Dirk Paesmans), un duo artistico che si distingue per opere che smascherano e decostruiscono le logiche tradizionali delle interfacce digitali. Nella loro opera “My%Desktop”, manipolano l’interfaccia Mac OS trasformandola in un’esperienza frammentata e caotica.




Installation view of the gallery “JODI’s My%Desktop” in the exhibition “Collection 1970s–Present”. Photo by John Wronn.
Installation view of the gallery “JODI’s My%Desktop” in the exhibition “Collection 1970s–Present”. Photo by John Wronn.
Sconvolgere le linee guida
Icone distorte, errori visivi e stratificazioni sovrapposte spingono l’utente a navigare in modo non lineare, scardinando le abitudini d’uso convenzionali del desktop. Quest’opera enfatizza il lato nascosto della tecnologia, obbligando chi la osserva a confrontarsi con le strutture sottostanti delle interfacce.
Icone distorte, errori visivi e stratificazioni sovrapposte spingono l’utente a navigare in modo non lineare, scardinando le abitudini d’uso convenzionali del desktop. Quest’opera enfatizza il lato nascosto della tecnologia, obbligando chi la osserva a confrontarsi con le strutture sottostanti delle interfacce.
“My%Desktop” non è solo un esperimento estetico, ma un invito a riflettere: anche ciò che di solito è nascosto nelle nostre interazioni digitali ha un impatto reale. Questa rottura intenzionale degli schemi porta a chiedersi cosa c’è sotto la superficie dei sistemi con cui interagiamo ogni giorno. Invece di cliccare passivamente, l’utente è incoraggiato a esplorare e a interrogarsi sui limiti e le complessità dell’ambiente digitale. Lialina insiste sull’importanza del “diritto dell’utente” e della consapevolezza nella relazione con le interfacce digitali.
All’inizio dell’era del computer personale, l’utente era al centro di tutto, ma oggi la sua presenza è quasi invisibile. Secondo Lialina, se l’utente scompare come entità autonoma, perde anche il diritto di chiedere un software migliore e di mantenere il controllo sui propri strumenti digitali.
“My%Desktop” non è solo un esperimento estetico, ma un invito a riflettere: anche ciò che di solito è nascosto nelle nostre interazioni digitali ha un impatto reale. Questa rottura intenzionale degli schemi porta a chiedersi cosa c’è sotto la superficie dei sistemi con cui interagiamo ogni giorno. Invece di cliccare passivamente, l’utente è incoraggiato a esplorare e a interrogarsi sui limiti e le complessità dell’ambiente digitale. Lialina insiste sull’importanza del “diritto dell’utente” e della consapevolezza nella relazione con le interfacce digitali.
All’inizio dell’era del computer personale, l’utente era al centro di tutto, ma oggi la sua presenza è quasi invisibile. Secondo Lialina, se l’utente scompare come entità autonoma, perde anche il diritto di chiedere un software migliore e di mantenere il controllo sui propri strumenti digitali.




JODI, Joan Heemskerk, Dirk Paesmans.My%Desktop. 2002. Four-channel video (color, sound), 20 min.Committee on Media and Performance Art Funds. © 2019 JODI
JODI, Joan Heemskerk, Dirk Paesmans.My%Desktop. 2002. Four-channel video (color, sound), 20 min.Committee on Media and Performance Art Funds. © 2019 JODI
Un design invisibile potrebbe portare a una perdita di identità per chi usa la tecnologia, a vantaggio di esperienze preconfezionate che riducono la partecipazione attiva. Questi pensieri, esplorati da artisti come JODI e teorici come Lialina, ci costringono a interrogarci sul design contemporaneo: vogliamo davvero esperienze senza carattere? Gran parte del web oggi è omogeneo e noioso, privo di qualsiasi tipo di personalità o emozione. L’automatizzazione dei processi di interazione ha ridotto ogni possibile frizione, rendendo tutto più facile ma forse troppo prevedibile.
Sempre più professionisti iniziano a chiedersi se seguire rigidamente le linee guida di usabilità significhi necessariamente sacrificare l’identità del sito e la sua capacità di sorprendere.
Forse è il momento di riscoprire una creatività che possa dare alle persone qualcosa di unico e memorabile, senza per questo sacrificare l’usabilità. Gli elementi interattivi, i layout inaspettati, i dettagli estetici più audaci: tutto questo può trasformare un sito da una semplice piattaforma a un’esperienza.
Un design invisibile potrebbe portare a una perdita di identità per chi usa la tecnologia, a vantaggio di esperienze preconfezionate che riducono la partecipazione attiva. Questi pensieri, esplorati da artisti come JODI e teorici come Lialina, ci costringono a interrogarci sul design contemporaneo: vogliamo davvero esperienze senza carattere? Gran parte del web oggi è omogeneo e noioso, privo di qualsiasi tipo di personalità o emozione. L’automatizzazione dei processi di interazione ha ridotto ogni possibile frizione, rendendo tutto più facile ma forse troppo prevedibile.
Sempre più professionisti iniziano a chiedersi se seguire rigidamente le linee guida di usabilità significhi necessariamente sacrificare l’identità del sito e la sua capacità di sorprendere.
Forse è il momento di riscoprire una creatività che possa dare alle persone qualcosa di unico e memorabile, senza per questo sacrificare l’usabilità. Gli elementi interattivi, i layout inaspettati, i dettagli estetici più audaci: tutto questo può trasformare un sito da una semplice piattaforma a un’esperienza.




Screenshot of “My Boyfriend Came Back from the War” by Olia Lialina, 1996
Screenshot of “My Boyfriend Came Back from the War” by Olia Lialina, 1996
La sfida
L’obiettivo, quindi, è trovare un equilibrio. Da un lato l’usabilità, dall’altro un design più umano, che non teme di essere visto.
Un design che rende l’utente consapevole delle proprie azioni e della struttura del sito. Questo approccio, che possiamo chiamare “Utente Coinvolto”, mira a far sì che ogni persona si senta parte integrante del processo tecnologico, capace di comprendere e anche influenzare l’esperienza che sta vivendo.
In definitiva, i creativi hanno davanti una sfida e una grande opportunità: creare un web che non sia solo funzionale, ma anche vivo e stimolante. Un web che permetta agli utenti di sentirsi consapevoli e connessi, attraverso esperienze digitali che siano intuitive e allo stesso tempo uniche.
L’obiettivo, quindi, è trovare un equilibrio. Da un lato l’usabilità, dall’altro un design più umano, che non teme di essere visto.
Un design che rende l’utente consapevole delle proprie azioni e della struttura del sito. Questo approccio, che possiamo chiamare “Utente Coinvolto”, mira a far sì che ogni persona si senta parte integrante del processo tecnologico, capace di comprendere e anche influenzare l’esperienza che sta vivendo.
In definitiva, i creativi hanno davanti una sfida e una grande opportunità: creare un web che non sia solo funzionale, ma anche vivo e stimolante. Un web che permetta agli utenti di sentirsi consapevoli e connessi, attraverso esperienze digitali che siano intuitive e allo stesso tempo uniche.
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Luciano Michele Lettieri
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